LA GUERRA FREDDA
Daniela CASANOVA 3a
B 2001-02 Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di decidere i
destini politici dei mondo spettava ormai a USA e URSS, i veri vincitori: gli
USA erano usciti rafforzati dal conflitto, possedevano i due terzi delle
riserve mondiali e la loro moneta, il dollaro, era considerata sicura quanto
l’oro. Durante la guerra il loro territorio non aveva subito attacchi né
invasioni, e le loro industrie avevano lavorato a pieno ritmo per rifornire
gli eserciti, i propri e quelli degli alleati. Inoltre il loro sistema di
armamento era senza rivali e comprendeva armi terribili, come la bomba
atomica. Anche l'URSS era una grande potenza e il suo prestigio si era
accresciuto dopo la vittoria sul nazismo, ottenuta dall'Armata Rossa.
Molti ormai nel mondo guardavano al comunismo con speranza, come
a una scelta politica coraggiosa e realizzabile. Tuttavia l'URSS non poteva
competere con gli USA né in campo economico, dove partiva arretrata, né in
campo militare, dove era ancora priva di armi atomiche. Fra i due paesi esistevano profonde differenze sia in campo
politico che economico. Gli USA erano uno stato liberal-democratico con una economia capitalista.
L'URSS era uno stato totalitario e la sua economia era di tipo collettivista. Nel sistema capitalista denaro, fabbriche, macchinari, materie
prime, appartengono ad imprenditori che producono beni in base alle richieste
di mercato e alla legge della libera concorrenza. Oggi però, nei paesi
capitalisti, l’iniziativa dello stato si affianca a quella privata e la
libertà di scelta degli imprenditori è limitata da leggi e interventi
statali. Nel sistema collettivista adottato dai paesi comunisti la
proprietà privata non esiste, capitale e mezzi di produzione appartengono
allo stato, che stabilisce quali e quanti beni produrre e ne fissa i prezzi. Una cortina di ferro, come la definì il Primo ministro
britannico Churchill (una linea che da Stettino sul
Baltico giungeva fino a Trieste), divise allora l’Europa in due blocchi
contrapposti, cioè in alleanze politico - militari controllate dall’una
o dall’altra superpotenza:
BLOCCO OCCIDENTALE: guidato dagli Stati Uniti, caratterizzato
da un'economia capitalista e da una organizzazione politica liberale.
BLOCCO ORIENTALE: guidato dall'Unione Sovietica,
caratterizzato da un'economia controllata dallo stato e da un'organizzazione
politica totalitaria. Nel blocco occidentale, gli Stati Uniti trasformarono un sistema
di alleanze in una sostanziale subordinazione politica. Ciò fu ottenuto con
strumenti prevalentemente economici e politici, esercitando pressioni
affinché le forze di sinistra venissero estromesse delle coalizioni di
governo (come accade in Belgio, in Francia ed in Italia) e legando la
ricostruzione economica dei paesi europei alI'aiuto americano attraverso il Piano
Marshall. La costruzione del blocco occidentale culminò con la firma del Patto
Atlantico (1949), alleanza politico-militare di tipo difensivo in
cui gli Stati Uniti giocavano un ruolo predominante. Per realizzare
gli obiettivi del patto si costituì una forza militare integrata sotto
un unico comando, la NATO (North Atlantic Treaty Organization). All’interno delle democrazie occidentali, con la parziale
eccezionale della Gran Bretagna, la minaccia di un fantomatico complotto
comunista internazionale alimentò un pesante clima di sospetto e di
intolleranza. Negli Stati Uniti il senatore repubblicano Joseph McCarthy iniziò
nel 1950 un'opera di sistematica di denuncia di spie comuniste,
che si sarebbero infiltrate in tutti i settori della pubblica amministrazione
e nel modo dello spettacolo: venne scatenata una "caccia
alle streghe" che coinvolse per quattro anni la vita politica
e culturale americana (maccartismo). Il blocco orientale venne realizzato attraverso la sovietizzazione
dei paesi che erano stati liberati dall'Armata Rossa. Con l'appoggio
politico e militare dei russi i partiti comunisti dei diversi stati
concentrarono progressivamente il potere nelle loro mani, eliminando
le opposizioni e dando vita a regimi ispirati al modello sovietico,
le democrazie popolari. Nel 1949 in tutti questi paesi - Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia,
Repubblica Democratica Tedesca, Romania, Ungheria - si erano instaurati
regimi a partito unico, satelliti dell'Unione Sovietica, cioè completamente
subordinati alle direttive politiche e agli interessi economici di quest'ultima.
Nel 1955 l'URSS e i paesi dell'Europa orientale diedero vita al patto
di Varsavia, un'alleanza militare analoga e contrapposta alla NATO. L’unica eccezione in questo quadro e rappresentata dalla Jugoslavia,
dove il trapasso al regime comunista avvenne in seguito alla liberazione del
paese attuata dai partigiani di Tito. Nei primi tempi della guerra fredda, almeno fino alla metà degli anni 50, la tensione fra le potenze fu particolarmente acuta. Perciò USA e URSS continuarono a mantenere mobilitati potenti
eserciti e a rinnovare senza sosta i propri armamenti, nello sforzo di
assicurarsi una schiacciante superiorità militare sugli avversari. La bomba
atomica fu presto superata dalla bomba all'idrogeno, mille volte più
potente; furono costruiti enormi bombardieri, capaci di volare da un
continente all’altro senza scalo, e messe a punto gigantesche portaerei. Iniziò l'era dei grandi missili intercontinentali, perfetti ordigni
distruttivi, lanciati da basi terrestri o da sommergibili, dei missili
aria - aria, per il combattimento aereo, dei missili - antimissile.
In questa terribile "corsa agli armamenti" le
spese militari aumentarono anch'esse, di pari passo con gli arsenali di
guerra. Un momento di grande tensione internazionale fu provocato dalla guerra
di Corea, in Asia. La penisola di Corea, già possedimento giapponese, era
stata divisa lungo la linea del 38° parallelo in due repubbliche, una
filocomunista, a nord, l'altra filo americana, a sud. Nel 1950 fra le due
parti si giunse a un conflitto che subito si trasformò in una guerra
internazionale. Gli americani accorsero in aiuto della repubblica del sud
mentre l'Unione Sovietica e la Cina (dove intanto si era instaurato un regime
comunista) mandarono truppe a sostegno della repubblica del nord. La guerra
durò 3 anni e le due potenze accettarono di conservare gli equilibri
esistenti e non vollero scatenare una guerra atomica. In URSS la guerra fredda aggravò la repressione
contro gli oppositori politici, che furono inviati a centinaia di migliaia
nei campi di concentramento (gulag), soprattutto nel periodo in cui Stalin
fu al potere. Anche negli Stati Uniti, paese da sempre democratico, la paura
nata con la guerra fredda portò a una forte limitazione della libertà di
pensiero: coloro che erano sospettati di simpatie comuniste vennero
emarginati e perseguitati. Dopo la morte di Stalin (1953) il nuovo segretario
comunista Nikita Krusciov sostenne che anche paesi diversi come USA e
URSS potevano coesistere pacificamente e perfino competere tra loro non con
la guerra, ma in campo scientifico, tecnologico ed economico. Il nuovo presidente statunitense, John F. Kennedy, aderì a
questa proposta. La coesistenza pacifica ridusse il pericolo di una guerra
fra URSS e USA ma non eliminò i contrasti presenti in tutto il mondo con
propaganda, armi, servizi segreti.
Momenti di tensione si verificarono con le crisi di Berlino,
Cuba e Vietnam. Nel 1961 si costruì il muro di Berlino
che divise la città in Berlino ovest controllato dagli USA e Berlino est
controllata dall’URSS. Il fine era quello d’impedire la fuga dei tedeschi
dell'est verso il più ricco occidente e così il muro di Berlino fu simbolo di
oppressione e di mancanza di libertà.
Un’altra causa di conflitto fra le due potenze poteva essere la
rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro che dopo 6 anni di
guerriglia rovesciò la dittatura militare di Fulgenzio Batista sostenuto
dagli Stati Uniti. Gli USA appoggiarono un tentativo di sbarco di
controrivoluzionari cubani ma la spedizione fallì e Fidel Castro proclamò
Cuba repubblica socialista, accettando la protezione militare dell'URSS.
Visto che Cuba era vicino agli USA e l'URSS aveva le sue basi missilistiche
lì, si era arrivati al culmine della tensione, ma poi l'URSS accettò di
smantellare le basi missilistiche e gli Stati Uniti non si sentirono più
tanto minacciati.
Anche la guerra in Vietnam fu motivo di grande tensione fra i due
blocchi perché si trattava di una situazione come la Corea: il Vietnam
era diviso in 2 repubbliche: a nord sotto il regime comunista di Ho
Chi Minh e a sud si formò una dittatura militare appoggiata dagli
USA. Tra il 1960 e il 1975 il sud Vietnam fu sconvolto da una sanguinosa
guerriglia perché si formò un fronte di liberazione filocomunista che
riceveva aiuti dall'URSS e gli USA intervennero direttamente per mantenere
il governo dittatoriale. Ma nonostante la superiorità di materiali e
mezzi bellici gli americani non riuscirono a stroncare la resistenza
vietnamita che aveva l'appoggio della gran parte della popolazione.
Nel 1973 le truppe americane rimpatriarono e nel 1976 il Vietnam fu
riunificato e prese il nome di Repubblica socialista del Vietnam. |