Scuola
secondaria di 1° grado di Ovaro (UD) 3a B
2004-05
La
Fusione Nucleare
Mariano Fiorencis
La fusione nucleare è il processo inverso di quello della
fissione: consiste, infatti, nell'unione di nu-clei leggeri
in un nucleo pesante; il difetto di massa si è convertito in
energia.
La fusione di due nuclei di idrogeno è la principale reazione
che alimenta le stelle e viene sfruttata anche nelle bombe all'idrogeno.
Questa,però, può essere sfruttata anche come una via per
produrre energia pulita, senza produrre CO2 e utilizzando un elemento
(idrogeno) che può essere ricavato semplicemente dall’acqua.
L'interesse per questo processo è molto alto visto che, se si
riuscirà ad applicarla in maniera controllata, fornirà
enormi quantità di energia ad un costo relativamente basso e
senza produzione di gas contribuenti all’effetto serra. Per questo
una lunga serie di sperimentazioni scientifiche sono iniziate dai primi
anni '90; ultimamente si sta cercando di realizzare un progetto, chiamato
International Thermonuclear Experimental Reactor in modo da
poter realizzare una fusione nucleare controllata; questo progetto è
stato promosso da Canada, UE, Giappone, Russia, Cina, Corea del Sud
e USA. La costruzione durerà almeno dieci anni e produrrà
energia a partire dal 2035. È comunque prevedibile un certo ritardo,
la fusione nucleare controllata potrebbe diventare una realtà
solo dalla metà di questo secolo.
La probabilità che una fusione nucleare avvenga è molto
bassa ma i nuclei sono moltissimi e quindi le fusione sono numerosissime.
Nel sole, per esempio, un nucleo può produrre una fusione solo
una volta ogni 1029 secondi, ma il sole contiene al suo interno 1059
nuclei e questo indica che il numero di reazioni probabili è
molto alto e quindi il Sole continuerà ancora a vivere per alcuni
miliardi di anni. Sulla Terra, a causa della minor quantità di
combustibile per la fusione, è necessario che la probabilità
che una fusione avvenga sia più alta possibile; per fare questo
bisogna che la temperatura sia il più alta possibile.

Reazione nucleare o chimica
L'energia totale contenuta in un nucleo, l'energia di legame, è
notevolmente superiore all'energia che, ad esempio, lega gli elettroni
al nucleo. Per questo l'energia rilasciata nella maggior parte delle
reazioni nucleari è notevolmente maggiore di quella delle reazioni
chimiche (che interessano solamente gli elettroni). Ad esempio aggiungendo
un elettrone ad un atomo d’idrogeno si ottiene un’energia
di 13.6 eV mentre l'energia che viene rilasciata dalla reazione Deuterio-Tritio
è pari a 17 MeV (più di un milione di volte superiore).
Vantaggi dei reattori a fusione
Il 90% delle scorie hanno un’altissima radioattività che
però si esaurisce in pochissimo tempo. Questo permette di eliminare
il problema sociale e politico dello stoccaggio delle scorie.
Producono un gas di scarico non radioattivo (l'elio).
Non producono gas che contribuiscono all’effetto serra e quindi
al riscaldamento globale
Il combustibile della fusione è estratto dall'acqua, una risorsa
presente in qualsiasi paese del mondo.
Si riducono le conseguenze di eventuali incidenti: in caso di perdita
del controllo, il reattore a fusione tenderà a raffreddarsi arrestando
spontaneamente il processo di fusione.
Come funziona la fusione nucleare?
I combustibili usati dai reattori a fusione sono degli isotopi dell’idrogeno
(idrogeno appesantito da neutroni).
Es. 200 kg di litio e 100 kg di deuterio possono produrre 1000 MWh di
potenza elettrica. Gli isotopi dell'idrogeno sono posti sotto vuoto
e riscaldati ad alte temperature fino a formare il “plasma”
(nuclei separati dagli elettroni) che è confinato da un potente
campo magnetico. Questa “miscela” viene poi riscaldato a
sua volta da corrente elettrica per far sì che gli atomi di idrogeno
si fondano rilasciando energia e atomi di elio.
Quando avviene una fusione nucleare il nucleo risultante ha troppi neutroni
per essere stabile e quelli in eccesso sono espulsi con produzione di
energia.
I nuclei più leggeri, fondendo, producono più energia
di quanta non sia servita per innescare la fu-sione rendendo la reazione
esotermica e permettendole di auto alimentarsi.
Perché la fusione nucleare richiede altissime temperature
per compiersi?
Due nuclei posti ad una distanza minima (millimiliardesimo di millimetro)
tendono a fondersi sotto spinta della forza di gravità nucleare
rilasciando energia. Il processo di fusione nucleare è ostacolata
dalla forza coulombiana (repulsiva) che può essere superata dalla
forza nucleare forte; quest’ultima però opera a distanze
piccolissime e quindi per poter superare la repulsione bisogna portare
i nuclei sufficientemente vicini in modo che la forza nucleare forte
possa superare la barriera coulombiana. Per far sì che questo
avvenga bisogna realizzare all'interno del reattore una temperatura
di 100.000.000 °C, indispensabile per innescare le reazioni di fusione.
Il problema delle temperature elevate
Le alte temperature richieste dalla fusione pongono un problema concreto:
nessun materiale può resistere a centinaia di milioni di gradi.
Negli ultimi anni si è cercato di risolvere il problema creando
dei campi magnetici tali da distanziare il plasma dalle pareti metalliche.
Esistono due tipi di confinamento del plasma: il confinamento gravitazionale
e quello magnetico.
Confinamento gravitazionale
ogni massa, ed energia in genere, crea una forza gravitazionale. Un
modo per tenere assieme una massa di combustibile nucleare sufficientemente
a lungo da produrre fusione è distribuirne in uno spazio una
quantità sufficiente tale che sia la gravità creata dal
combustibile stesso a trattenerlo ed a comprimerlo, come nelle stelle.
Confinamento magnetico
un plasma è costituito da particelle cariche che possono quindi
essere confinate da una appropriato campo magnetico. Molti campi magnetici
possono essere impiegati per isolare un plasma in fusione, ma il plasma
interagisce con il campo magnetico influenzando l'efficienza del confinamento
e riscaldando il sistema.
Il
problema dell'energia per avviare la fusione
L'energia necessaria per provocare la fusione nucleare è pertanto
elevata. Nei primi esperimenti l'energia prodotta non ha compensato
quella necessaria per produrla. Un problema di non poco conto che gli
scienziati devono cercare di superare per consentire una concreta applicazione
industriale della fusione nucleare.
Armamenti nucleari
La produzione di armi nucleari resta l'ultimo grande handicap. Nessuno
può negare un legame tra la produzione civile di energia nucleare
e l’industria bellica. Ad esempio, nel 2004, gli USA e altri paesi
occidentali fecero grandi pressioni per impedire la costruzione di una
centrale nucleare civile in Iran nel timore che questi impianti fossero
utilizzati anche per finalità belliche.
In conclusione
L’energia nucleare è stato presentata come una fonte indispensabile
per generare energia elettrica a basso costo. In realtà i suoi
costi “nascosti” (ossia sostenuti dallo Stato) sono ancora
troppo alti se paragonati alle normali centrali termoelettriche (gas
o carbone).
La Bomba H
La bomba all'idrogeno (più propriamente detta bomba termonucleare),
a differenza della bomba atomica è caratterizzata da un'energia
che non deriva completamente dalla sola fissione nucleare. Nella bomba
all'idrogeno, infatti, l'energia sviluppata da una testata nucleare
a fissione viene utilizzata per comprimere il combustibile, solitamente
un miscuglio di deuterio e trizio, fino alla temperatura di fusione.
Il trizio non è presente nella composizione iniziale della bomba
ma viene prodotto dall'urto veloce di neutroni contro nuclei dell'isotopo
del litio.
Fungo Nucleare prodotto dall’esplosione di una Bomba
La temperatura di innesco molto elevata della fusione nucleare e i neutroni
veloci necessari per generare il Trizio vengono forniti da una bomba
atomica. Per il processo di fusione non vi è alcuna limitazione
teorica di potenza. Nel 1961 in una serie di esperimenti termonucleari,
l'URSS fece esplodere la più grossa bomba H mai realizzata che
liberò energia equivalente a 100 milioni di tonnellate di tritolo
e 5000 volte più potente dell'esplosione di Hiroshima.
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