Forni Avoltri - palestra Scuole Elementari
4 giugno 2004 - ore 21


La Scuola Media di Forni Avoltri


presenta

 



Viaggio tragicomico nel passato
attraverso 6 momenti cruciali

1.
Antico Egitto (3000 a. C. – 30 a. C.)

Storia di una civiltà che da millenni ci cattura con il suo fascino ed i suoi misteri

Al centro del palcoscenico, una sedia.
Ci sale Claudia, cui pendono dal capo 4 fili bianchi. Entrano Aria, Tella, Katia e Paolo. Ognuno raccoglie un filo e si siede per terra. Appare, in tutta la sua geometrica perfezione, una piramide. Marco, intanto, fa il suo ingresso e si accovaccia, immobile come una Sfinge che si rispetti.
Si sente una musica (Walk like an egyptian) e le quattro estremità del monumento cominciano a girare attorno al vertice. Il filo bianco si arrotola attorno a Claudia che, a poco a poco, assume le fattezze di… di… una MUMMIA!!!
Scappano tutti, spaventatissimi, compresa la Sfinge.
Il palcoscenico è nuovamente vuoto. Rientra Aria, ma ora è Cleopatra. Va in scena la vita di corte con i capricci della regina. La scena termina con l’arrivo di Antonio (Paolo), anche se a noi piaceva chiamarlo Cesare. Sulle spalle, come un mantello, la bandiera della Roma. Quella di Totti.

«Ah Cleopa’, che famo ‘stasera?»
«Questa sera, questa sera potremmo…»

Potremmo un corno, perché rientra la MUMMIA e bisogna scappare. Di corsa.


2.
Antico Mediterraneo (1000 a. C. – 1000 d. C.)

Storia di infinite storie nate ai bordi di un catino d’acqua. Popoli in viaggio, popoli contro, popoli che si mescolano, popoli alla ricerca di un’identità preziosa


I 7 attori dispongono al centro della scena un tappeto di sacchi della spazzatura blu: il Mediterraneo. Escono e rientrano in 6, tutti raggruppati, stretti stretti. Sono Greta, Sabina, Simone, Mattia, Alessandra e Tommaso.
Parte una musica. È Bach. La sigla di Quark, per capirci.
Una voce fuori campo comincia a leggere.
In corsivo le cose che accadono.

«Percorriamo a ritroso i secoli e approdiamo in un’epoca remota. Prima degli uomini e delle loro fragili impronte.
Le terre emerse sono ancora un compatto ed informe ammasso di magma incandescente [gli attori fanno un girotondo addossati gli uni agli altri].
Ma guardate com’è informe quell’ammasso di magma. Eh sì, è proprio informe… Ma proprio informe informe… [gli attori protestano minacciosi in direzione della voce fuori campo, che rettifica…] Be’, a guardarlo bene non è poi così informe…
Le pressioni che provengono dal caldo nucleo del pianeta modellarono presto gli argini dell’antico Mediterraneo [gli attori si sdraiano sul mare assumendo con pose plastiche la forma dell’Europa e del Nord Africa]. Presto furono riconoscibili la penisola iberica [Mattia, dice “Olè!”], dalla forma compatta, la Gallia [Simone, dice “bonjour”], le appartate Isole Britanniche [Tommaso, che finge di scappare ma viene ripreso da Simone], un Nord Europa misterioso e inquietante [Sabina che si affaccia minacciosa, ruggendo…], i Balcani, la Grecia e l’isola di Greta, pardon…Creta [Greta, appunto, che dice “Calimera!”].
A sud, come a voler chiudere la figura di un cerchio, il Nord Africa affascinante e torrido (è Alessandra, che si agita accaldata). Proprio dall’Africa sembra abbia avuto origine la specie umana, dapprima in pochi esemplari, ma capace di moltiplicarsi in fretta e popolare l’intero bacino risalendo verso nord. [Alessandra comincia a grattarsi, lo fa sempre più intensamente, quasi fosse invasa da fastidiosissime pulci…il disagio si propaga tra gli altri attori spostandosi verso nord...]
Al centro del Mediterraneo ecco troneggiare la regina delle penisole, l’Italia. [l’Italia sarebbe Giulia, che però non c’è… Gli altri componenti della cartina umana esprimono disagio per il solito ritardo. Poi arriva, trafelata, giustificandosi: “C’era lo sciopero degli autobus…”] L’Italia, da sempre preda ambita per tutte le popolazioni barbare del Nord…
[la barbara Sabina invade il Mediterraneo con violenza inaudita, ma viene immediatamente stoppata dagli altri; come al solito ha sbagliato momento, le invasioni barbariche sono un fenomeno successivo…]
Sorta al centro della penisola italiana, Roma seppe intrattenere rapporti prima superficiali e via via sempre più stretti con la vicina Grecia, culla di valori inestimabili, dalla poesia al teatro, dalla filosofia alla democrazia… [Italia e Grecia flirtano, corteggiandosi vicendevolmente. Al termine della gag, Italia morde un polpaccio di Grecia rispondendo alle proteste dell’aggredita: “la MAGNA Grecia…”] Roma conobbe presto conflitti con avversarie agguerrite come la fiera Cartagine, antica colonia dei Fenici nel Nord del continente africano. Alla fine fu la città italiana ad avere la meglio. [Giulia – ora dovremmo chiamarla Roma – litiga furiosamente con Alessandra-Cartagine. Alla fine la spunta e gli altri intonano GRAZIE ROMA di Venditti, tranne Sabina. “Perché non canti?” “io so’ dda a Lazio…”, risponde…]
Le conquiste dell’antica Roma non si fermarono e proseguirono nel resto d’Europa. La Città eterna seppe ricavare il meglio dalle culture che incontrò e le seppe assimilare nei confini del suo impero. [Giulia, con fare da ladra, si alza e sfila orologi e bracciali ai compagni che russano…] Conquistate Spagna e Gallia raggiunse la sempre più appartata terra Britannica. Ovunque trasmise la sua cultura e la sua lingua. [Al suono della campanella Giulia diventa professoressa di latino e interroga le varie province dell’Impero: “rosae, rosarum, rosis…”. Tutti più o meno rispondono, tranne Greta-Grecia, che sdegnosa rifiuta di cambiare il suo idioma…]
Ma al confine nord orientale premeva un nemico nuovo e privo di scrupoli. Popoli barbari assetati di sangue…» [Sabina, vandala ostrogota visigota e unna, invade il Mediterraneo. Tutti scappano. Lei li deve cercare. Ma cos’è questo se non un grande NASCONDINO storico? Sarà Tommaso, con un’epica corsa, a sancire il definitivo TANA LIBERA A TUTTI!!!]


3.
Conquiste (1523 d. C.)

Storie di avventurosi viaggi a varcare l’ignoto. Storia di inaspettati incontri che accendono dispute appassionate. Sullo sfondo di un genocidio, Juan Ginés de Sepúlveda e Bartolomé de Las Casas indagano la natura di un’umanità sconosciuta


Ora c’è una nave, al centro.
A bordo un capitano, Simone, una vedetta, Mattia. Sottocoperta, un marinaio (Tommaso) pela patate.
Il viaggio è burrascoso, le onde regalano scossoni.
Gli attori vomitano. Ripetutamente.
All’improvviso la vedetta ha un sussulto.
Strabuzza gli occhi.
Vuole urlare ma l’emozione gli blocca la voce.
Poi, finalmente: “TERRAAAAA… TERRAAAAA… CAPITANO, TERRAAAAA…”
Il capitano sale sull’albero e scruta gli orizzonti. Dopo molti tentativi infruttuosi intravede pure lui le Indie, in tempo per appropriarsi dell’intero merito dell’avvistamento.
Il maldestro equipaggio sbarca tra mille impacci. Ora con il capitano ci sono il filosofo Juan Ginés de Sepúlveda (Tommaso) e padre Bartolomé de Las Casas (Mattia), intellettuali in avanscoperta nel nuovo mondo.

La spiaggia è un deserto. Non un’anima.
Poi, un pallone rotola sulla scena.
Dalle quinte sbuca un’indigena, incurante dei nuovi arrivati.
È Alessandra, talento calcistico. Recupera la sfera e se ne va con una Veronica (in Spagna: ruleta) degna del miglior Zidane.

I tre europei sono increduli, ma le sorprese non sono finite. Si sente una musica (Ja sei namorar dei Tribalistas…) e sul palcoscenico irrompe un vero e proprio corpo di ballo di bellezze amerinde. Sono Greta, Sabina, Giulia e Alessandra. Presto coinvolgono nella danza i tre sbalorditi navigatori finché il capitano – in un sussulto di responsabilità – tuona:

BASTAAAA!!!”

Tutto si ferma. È l’ora dei pensatori e delle loro analisi.
Prima, però, il capitano tenta di conquistare i nativi con il vecchio trucco dello specchio (per le allodole?).
Le quattro emancipatissime bellezze accolgono lo strumento, si risistemano il trucco e lo restituiscono grate al mittente.

Il primo a parlare è Sepúlveda:
«Sono repellenti…»
Il capitano, vagamente arrapato:
«…ma dove??????»
Continua il filosofo, avvicinandosi ad una fanciulla:
«Fuggono come donnette…»
Il capitano, visibilmente scosso:
«…e che donnette!!!»
Ancora Sepúlveda:
«Non sono cristiane
Interviene Bartolomé de Las Casas:
«Ma sono pur sempre creature di Dio
Il filosofo compie quindi un’ultima analisi, scrutando intensamente le 4 ingenue ragazze.
«È definitivo: non hanno l’anima
«Ma sanno ballare?» chiede sbrigativamente il capitano.
«be’… sì…» risponde Sepúlveda.
«E allora… VAMOS A BAILLAR!!!» sentenzia il navigatore anticipando la musica e il ballo che ripartono all’improvviso.

Sembra che tutto sia finito.
Invece.
La musica si ferma.
Di nuovo.
I ballerini rimangono immobili.
Le quattro fanciulle abbandonano i conquistatori conquistati dalla loro bellezza.
Si rivolgono al pubblico.

Saby:
In realtà le cose non andarono proprio così…”

Greta:
I conquistatori venuti dall’Europa non si accontentarono di ballare con noi…”

Ale:
Si presero anche le nostre terre, i nostri raccolti, le nostre città e il nostro oro. Noi tutti diventammo schiavi…”

Giulia:
Chi di noi si oppose alla conquista fu ucciso da un esercito più forte e meglio armato.”

Saby:
Fu un vero e proprio genocidio…”

Greta:
Intere civiltà scomparse…”

Alessandra:
Nessun ballo, nessuna festa…”

Giulia:
Ma oggi sì, oggi la Storia la vogliamo cambiare e vedere a modo nostro…”

Tutte insieme:

“…….QUESTO!!!”

Ricomincia il ballo, riprende la festa.


4.
Streghe (14 aprile 1647 d. C.)

Storia di catture, processi, condanne e roghi di carne umana. Storia di donne e della loro magia. Storie alla periferia della Storia, nella notte della ragione


Sulla scena: nulla. Soltanto la luce di 10 lumini rossi, sparsi.
Entrano Aria, Katia, Greta, Saby, Giulia e Alessandra.
Le streghe. Fanno un girotondo, e intonano:

“Cenere
Ruggine
Sangue di vergine
Lingua di serpe
Saliva e
Fuliggine…
…siamo le streghe!!!
Sterco di capra
Occhio di pavone
Cime di rapa
Nel mio calderone…
…siamo le streghe!!!

Poi ballano, sulle note di Lunario di settembre di Ivano Fossati. Le coreografie sono farina del sacco di Aria.

Durante gli interrogatori è riuscito che le imputate, in tempo di luna al primo quarto, hanno rinunziato al sacramento del battesimo, seducendosi l’una per l’altra a commettere tale mancamento permettendo per maggiore dannazione delle loro anime di essere ribattezzate con nuova infusione d’acqua sopra il capo; essendosi sottoposte a tal legame di obbedienza al nemico del genere umano.
Che in tempo di luna piena, a ore comode ai malfatti propizi, erano portate in aria invisibilmente in maledetti congressi dove venivano compiute diversità e quantità di incantagioni, sortilegi, giochi bestiali ed ereticali.
Che in luna di ultimo quarto hanno esse confessato le violenze, i venefici, i danni infiniti, le infermità incurabili alle persone, agli animali; in luna nuova di settembre la distruzione dei raccolti nelle campagne mediante la sollevazione di venti e tempi impetuosi.

Visto il processo, coi testimoni esaminati, dove manifestamente si comprova il corpo dei diversi delitti per essere stati commessi, viste le dottissime difese per parte delle dette rappresentate, viste finalmente le cose che devono vedersi e considerate quelle che devono essere considerate, avuto il parere decisivo dei molti illustri e chiari Signori Commissari di questa giurisdizione, affinché non abbiano a gloriarsi delle loro pessime opere, ad esempio di altri, in via definitiva, sentenziamo e condanniamo…

Il 14 aprile 1647, nel luogo designato, davanti ai contadini obbligati ad assistere al supplizio, vengono decapitate Lucia Caveden, Domenica, Isabetta e Polonia Graziadei, Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina Andrei. I corpi sono bruciati, i resti seppelliti alle giarre, in terra maledetta. I beni delle donne confiscati.

Il ballo è stato interrotto dall’ingresso degli inquisitori (Simone, Mattia, Tommaso, Claudia, Donatella, Paolo, Marco).
Incappucciati, misteriosi, inquietanti.
Le streghe sono state catturate, condotte a giudizio e infine portate dietro le quinte.
Da cui riappariranno all’improvviso, nel buio, per terrorizzare il pubblico con grida e il vento dei loro capelli.

5.
Varsavia (16 agosto 1942 d. C.)

Storia degli uomini che hanno toccato il fondo, storia che toglie il respiro, storia marchiata su corpi, storia infame, storia da raccontare per farne memoria

La scena è liberamente ispirata ad alcuni episodi de Il pianista di Roman Polanski.
Sul palcoscenico tutti gli attori, vecchie valige, coperte, altri semplici oggetti.
La musica che si sente è la sonata n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2 “Chiaro di luna” di Beethoven. Lentamente sfuma, mentre cresce il suono di un pianto.
È Aria, nei panni di una giovane ebrea disperata per la morte del figlio.
Donatella racconta a Katia che la donna, nascostasi in casa, ha malauguratamente ucciso la sua creatura tentando con una mano di frenarne i singhiozzi durante una perquisizione dei nazisti.
Claudia chiama a sé un bambino che vende caramelle agli ebrei del ghetto. Il gruppo di prigioniere ne acquista una, la spezza in tanti piccoli frammenti che distribuisce. Anche tra il pubblico.

Improvvisamente fanno il loro ingresso due soldati tedeschi (Paolo e Marco), venuti per caricare le loro vittime su un treno merci. Dispongono in fila gli ebrei del ghetto, con modi brutali. Katia chiede “dove ci portate?” e viene freddata da Marco con un colpo di pistola in fronte.
Rimarrà immobile al centro della scena.
Gli altri prigionieri spariscono risucchiati dal convoglio, che sferragliando si avvia. (i suoni che si sentono sono tratti dalla succitata pellicola).

Nulla si muove.
Un minuto di silenzio.
Di nuovo Beethoven.
Fine.


6.
Liberazione (25 aprile 1945 d. C.)

Storia di corse col cuore che scoppia, sulle ali di una notizia che regala energie e va subito condivisa. Storia dell’unica fine che è soprattutto un inizio. Storia di gente umiliata e offesa, sotto un acquazzone di felicità

Protagonista assoluta di questa scena è una porta.
Una porta vera.
Di legno.
Gli stipiti e i cardini sono, di volta in volta, i ragazzi di terza.

Per prima entra la porta.
Poi comincia una canzone.
Rock. È di Pink.

Claudia schizza fuori dalle quinte e corre verso il pubblico. Si vede che ha un obbiettivo, corre e salta.
Corre, corre, corre.
Si ferma e riparte.
Intanto sono entrati Marco, Paolo, Tella e Katia. Si siedono nello spazio tra il pubblico e la porta e mestamente bevono da anonimi bicchieri.
Claudia termina la sua corsa.
Si ferma davanti alla porta.
Bussa.
Non attende risposta.
Apre.
Urla:
“…è finita la guerra!!!!!!!

La triste bevuta diventa un brindisi festoso.
Mani euforiche alzano al cielo quattro bicchieri.

Ops…l’acqua ricade sul pubblico.

La canzone ricomincia.
Stavolta a correre è Aria.
Leggera come il suo nome corre in ogni direzione.
Fa una sosta, riparte. Anche lei sa dove deve andare.
Oltre la porta c’è Tella, che lascia trasparire un certo disagio. Davanti a lei Marco, inginocchiato con un mazzo di fiori. Tella cerca le parole, proprio mentre Aria trova la porta.
Marco, non so come dirtelo…tra noi due è fi…”
“…è finita la guerra!!!!!!!!

Tutti sono felici, tranne Marco.
Anzi no, è felice anche lui.

La canzone ricomincia.
Si sposta la porta.
Chi corre? Katia.
All’impazzata, ormai il pubblico ha capito cosa deve andare a dire.
La porta stavolta è quella di una nonna (Aria), che passeggia ingobbita.
È in gamba, la vecchietta. Ma un piccolo difetto ce l’ha.

“…è finita la guerra!!!!!!!!
coooosa? Ti è caduta la gerla?”
“…no, nonna, è finita la guerra!!!!!!!!
che? Ti hanno dato una sberla?
“…nonna, nonnina, è finita la guerra!!!!!!!!
“…coooosa? Hai trovato una perla? ”
“…allora, nonna, È FI-NI-TA LA GU-ER-RA!!!
Aaah, è volata una merla…
ma vaaaaaaaa….” (Katia se ne va…)

ma guarda questi giovani…
fuori c’è la guerra e loro pensano alle merle
…”

La canzone ricomincia.
Tella corre. Col cuore in gola, con in gola la notizia.
Quando arriva davanti alla porta ha il fiatone e si china per recuperare energie.
Le mani sulle ginocchia, i capelli sugli occhi.
Aprono due soldati nazisti in divisa, con tanto di svastica al braccio.
Tella non li guarda nemmeno e comincia…
“…è finita la gu…”
Li vede e si corregge.
“…è finita la gu… è finita la gubana,
quindi… andrei a comperarne dell’altra
…””

I due (Paolo e Marco) sono impassibili.
Uno dice all’altro, con perfetto accento.
Sempra che kuerra essere finiten…”
ia

Il nazista Marco salta in braccio al nazista Paolo.
L’abbraccio è dolcissimo.
Un gesto a lungo represso.
La felicità è autentica.


Lo spettacolo è finito


6 balzi nella storia

uno spettacolo scritto e recitato da

Greta, nel ruolo dei Balcani e dell’antica Grecia, di una ragazza precolombiana e di una strega. Sabina, nel ruolo di un’ondata di barbari invasori, di una ragazza precolombiana e di una strega. Simone, nel ruolo della Gallia, di un navigatore spagnolo e del presidente di un tribunale dell’Inquisizione. Mattia, nel ruolo della Penisola Iberica, di una vedetta, di padre Bartolomé de Las Casas e di un inquisitore. Giulia, nel ruolo dell’Italia, dell’Impero Romano, di una ragazza precolombiana e di una strega. Alessandra, nel ruolo dell’Africa, di Cartagine, di Zinedine Zidane, di una ragazza precolombiana e di una strega. Tommaso, nel ruolo delle Isole Britanniche, di un marinaio sottocoperta, di J. G. de Sepúlveda, di un inquisitore e di un bimbo ebreo. Arianna, nel ruolo di Cleopatra, di una strega, di una madre ebrea, di una ragazza felice e di una vecchietta del ‘45. Donatella, nel ruolo un’egiziana, di un’inquisitrice, di una donna ebrea e di due ragazze felici del ‘45. Katia, nel ruolo di un’egiziana, di una strega, di una donna ebrea e di una ragazza e nipote felice del ‘45. Claudia, nel ruolo di una mummia, di un’inquisitrice, di una donna ebrea e di una ragazza felice del ‘45. Paolo, nel ruolo di un egiziano, di Antonio, di un inquisitore, di due nazisti molto diversi tra loro. Marco, nel ruolo della sfinge, di un assaggiatore di corte, del gatto Romeo, di un inquisitore, di un ragazzo mollato nel ‘45 e di due diversi nazisti. Pablo, nel ruolo di una pietanza egizia avvelenata.

Con musiche di Francesco De Gregori, The Bangles, Tribalistas, Goran Bregovic, Leonard Cohen, Ivano Fossati, Johann S. Bach, Ludwig van Beethoven e Pink.

Con l’apporto fondamentale di Ines, Ivan, del prof. Raffaele Piccolini, dell’I.C. di Comeglians e di chi ogni anno aspetta e vuole bene allo “spettacolo”.

Con le fotografie, durante le prove, di Emmecì Donda.
Con la rielaborazione, al computer, di Sabina.
Con le riprese video di Anna Maria Del Fabbro.

(Il webmaster ha notato che qui non compare il nome del promotore, regista, ecc. dello spettacolo: trattasi del prof. Andrea Disint)

Dedicato a chi, poco lontano da qui, sta perdendo il lavoro