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La Scuola Media di Forni Avoltri
presenta

Viaggio tragicomico nel passato
attraverso 6 momenti cruciali
1.
Antico Egitto (3000 a. C. – 30 a. C.)
Storia
di una civiltà che da millenni ci cattura con il suo fascino
ed i suoi misteri
Al centro
del palcoscenico, una sedia.
Ci sale Claudia, cui pendono dal capo 4 fili bianchi. Entrano Aria,
Tella, Katia e Paolo. Ognuno raccoglie un filo e si siede per terra.
Appare, in tutta la sua geometrica perfezione, una piramide. Marco,
intanto, fa il suo ingresso e si accovaccia, immobile come una Sfinge
che si rispetti.
Si sente una musica (Walk like an egyptian) e le quattro estremità
del monumento cominciano a girare attorno al vertice. Il filo bianco
si arrotola attorno a Claudia che, a poco a poco, assume le fattezze
di… di… una MUMMIA!!!
Scappano tutti, spaventatissimi, compresa la Sfinge.
Il palcoscenico è nuovamente vuoto. Rientra Aria, ma ora è
Cleopatra. Va in scena la vita di corte con i capricci della regina.
La scena termina con l’arrivo di Antonio (Paolo), anche se a noi
piaceva chiamarlo Cesare. Sulle spalle, come un mantello, la bandiera
della Roma. Quella di Totti.
«Ah Cleopa’, che famo ‘stasera?»
«Questa sera, questa sera potremmo…»
Potremmo
un corno, perché rientra la MUMMIA e bisogna scappare. Di corsa.
2.
Antico Mediterraneo (1000 a. C. – 1000 d. C.)
Storia
di infinite storie nate ai bordi di un catino d’acqua. Popoli
in viaggio, popoli contro, popoli che si mescolano, popoli alla ricerca
di un’identità preziosa
I 7 attori dispongono al centro della scena un tappeto di sacchi della
spazzatura blu: il Mediterraneo. Escono e rientrano in 6, tutti raggruppati,
stretti stretti. Sono Greta, Sabina, Simone, Mattia, Alessandra e Tommaso.
Parte una musica. È Bach. La sigla di Quark, per capirci.
Una voce fuori campo comincia a leggere.
In corsivo le cose che accadono.
«Percorriamo
a ritroso i secoli e approdiamo in un’epoca remota. Prima degli
uomini e delle loro fragili impronte.
Le terre emerse sono ancora un compatto ed informe ammasso di magma
incandescente [gli attori fanno un girotondo addossati gli uni agli
altri].
Ma guardate com’è informe quell’ammasso di magma.
Eh sì, è proprio informe… Ma proprio informe informe…
[gli attori protestano minacciosi in direzione della voce fuori
campo, che rettifica…] Be’, a guardarlo bene non è
poi così informe…
Le pressioni che provengono dal caldo nucleo del pianeta modellarono
presto gli argini dell’antico Mediterraneo [gli attori si
sdraiano sul mare assumendo con pose plastiche la forma dell’Europa
e del Nord Africa]. Presto furono riconoscibili la penisola iberica
[Mattia, dice “Olè!”], dalla forma compatta,
la Gallia [Simone, dice “bonjour”], le appartate
Isole Britanniche [Tommaso, che finge di scappare ma viene ripreso
da Simone], un Nord Europa misterioso e inquietante [Sabina
che si affaccia minacciosa, ruggendo…], i Balcani, la Grecia
e l’isola di Greta, pardon…Creta [Greta, appunto, che
dice “Calimera!”].
A sud, come a voler chiudere la figura di un cerchio, il Nord Africa
affascinante e torrido (è Alessandra, che si agita accaldata).
Proprio dall’Africa sembra abbia avuto origine la specie umana,
dapprima in pochi esemplari, ma capace di moltiplicarsi in fretta e
popolare l’intero bacino risalendo verso nord. [Alessandra
comincia a grattarsi, lo fa sempre più intensamente, quasi fosse
invasa da fastidiosissime pulci…il disagio si propaga tra gli
altri attori spostandosi verso nord...]
Al centro del Mediterraneo ecco troneggiare la regina delle penisole,
l’Italia. [l’Italia sarebbe Giulia, che però
non c’è… Gli altri componenti della cartina umana
esprimono disagio per il solito ritardo. Poi arriva, trafelata, giustificandosi:
“C’era lo sciopero degli autobus…”] L’Italia,
da sempre preda ambita per tutte le popolazioni barbare del Nord…
[la barbara Sabina invade il Mediterraneo con violenza inaudita,
ma viene immediatamente stoppata dagli altri; come al solito ha sbagliato
momento, le invasioni barbariche sono un fenomeno successivo…]
Sorta al centro della penisola italiana, Roma seppe intrattenere rapporti
prima superficiali e via via sempre più stretti con la vicina
Grecia, culla di valori inestimabili, dalla poesia al teatro, dalla
filosofia alla democrazia… [Italia e Grecia flirtano, corteggiandosi
vicendevolmente. Al termine della gag, Italia morde un polpaccio di
Grecia rispondendo alle proteste dell’aggredita: “la
MAGNA Grecia…”] Roma conobbe presto conflitti con avversarie
agguerrite come la fiera Cartagine, antica colonia dei Fenici nel Nord
del continente africano. Alla fine fu la città italiana ad avere
la meglio. [Giulia – ora dovremmo chiamarla Roma – litiga
furiosamente con Alessandra-Cartagine. Alla fine la spunta e gli altri
intonano GRAZIE ROMA di Venditti, tranne Sabina. “Perché
non canti?” “io so’ dda a Lazio…”, risponde…]
Le conquiste dell’antica Roma non si fermarono e proseguirono
nel resto d’Europa. La Città eterna seppe ricavare il meglio
dalle culture che incontrò e le seppe assimilare nei confini
del suo impero. [Giulia, con fare da ladra, si alza e sfila orologi
e bracciali ai compagni che russano…] Conquistate Spagna
e Gallia raggiunse la sempre più appartata terra Britannica.
Ovunque trasmise la sua cultura e la sua lingua. [Al suono della
campanella Giulia diventa professoressa di latino e interroga le varie
province dell’Impero: “rosae, rosarum, rosis…”.
Tutti più o meno rispondono, tranne Greta-Grecia, che sdegnosa
rifiuta di cambiare il suo idioma…]
Ma al confine nord orientale premeva un nemico nuovo e privo di scrupoli.
Popoli barbari assetati di sangue…» [Sabina, vandala
ostrogota visigota e unna, invade il Mediterraneo. Tutti scappano. Lei
li deve cercare. Ma cos’è questo se non un grande NASCONDINO
storico? Sarà Tommaso, con un’epica corsa, a sancire il
definitivo TANA LIBERA A TUTTI!!!]
3.
Conquiste (1523 d. C.)
Storie
di avventurosi viaggi a varcare l’ignoto. Storia di inaspettati
incontri che accendono dispute appassionate. Sullo sfondo di un genocidio,
Juan Ginés de Sepúlveda e Bartolomé de Las Casas
indagano la natura di un’umanità sconosciuta
Ora c’è una nave, al centro.
A bordo un capitano, Simone, una vedetta, Mattia. Sottocoperta, un marinaio
(Tommaso) pela patate.
Il viaggio è burrascoso, le onde regalano scossoni.
Gli attori vomitano. Ripetutamente.
All’improvviso la vedetta ha un sussulto.
Strabuzza gli occhi.
Vuole urlare ma l’emozione gli blocca la voce.
Poi, finalmente: “TERRAAAAA… TERRAAAAA… CAPITANO,
TERRAAAAA…”
Il capitano sale sull’albero e scruta gli orizzonti. Dopo molti
tentativi infruttuosi intravede pure lui le Indie, in tempo per appropriarsi
dell’intero merito dell’avvistamento.
Il maldestro equipaggio sbarca tra mille impacci. Ora con il capitano
ci sono il filosofo Juan Ginés de Sepúlveda (Tommaso)
e padre Bartolomé de Las Casas (Mattia), intellettuali in avanscoperta
nel nuovo mondo.
La spiaggia
è un deserto. Non un’anima.
Poi, un pallone rotola sulla scena.
Dalle quinte sbuca un’indigena, incurante dei nuovi arrivati.
È Alessandra, talento calcistico. Recupera la sfera e se ne va
con una Veronica (in Spagna: ruleta) degna del miglior Zidane.
I tre europei
sono increduli, ma le sorprese non sono finite. Si sente una musica
(Ja sei namorar dei Tribalistas…) e sul palcoscenico
irrompe un vero e proprio corpo di ballo di bellezze amerinde. Sono
Greta, Sabina, Giulia e Alessandra. Presto coinvolgono nella danza i
tre sbalorditi navigatori finché il capitano – in un sussulto
di responsabilità – tuona:
“BASTAAAA!!!”
Tutto si
ferma. È l’ora dei pensatori e delle loro analisi.
Prima, però, il capitano tenta di conquistare i nativi con il
vecchio trucco dello specchio (per le allodole?).
Le quattro emancipatissime bellezze accolgono lo strumento, si risistemano
il trucco e lo restituiscono grate al mittente.
Il primo
a parlare è Sepúlveda:
«Sono repellenti…»
Il capitano, vagamente arrapato:
«…ma dove??????»
Continua il filosofo, avvicinandosi ad una fanciulla:
«Fuggono come donnette…»
Il capitano, visibilmente scosso:
«…e che donnette!!!»
Ancora Sepúlveda:
«Non sono cristiane!»
Interviene Bartolomé de Las Casas:
«Ma sono pur sempre creature di Dio!»
Il filosofo compie quindi un’ultima analisi, scrutando intensamente
le 4 ingenue ragazze.
«È definitivo: non hanno l’anima!»
«Ma sanno ballare?» chiede sbrigativamente il capitano.
«be’… sì…» risponde Sepúlveda.
«E allora… VAMOS A BAILLAR!!!» sentenzia
il navigatore anticipando la musica e il ballo che ripartono all’improvviso.
Sembra che
tutto sia finito.
Invece.
La musica si ferma.
Di nuovo.
I ballerini rimangono immobili.
Le quattro fanciulle abbandonano i conquistatori conquistati dalla loro
bellezza.
Si rivolgono al pubblico.
Saby:
“In realtà le cose non andarono proprio così…”
Greta:
“I conquistatori venuti dall’Europa non si accontentarono
di ballare con noi…”
Ale:
“Si presero anche le nostre terre, i nostri raccolti, le nostre
città e il nostro oro. Noi tutti diventammo schiavi…”
Giulia:
“Chi di noi si oppose alla conquista fu ucciso da un esercito
più forte e meglio armato.”
Saby:
“Fu un vero e proprio genocidio…”
Greta:
“Intere civiltà scomparse…”
Alessandra:
“Nessun ballo, nessuna festa…”
Giulia:
“Ma oggi sì, oggi la Storia la vogliamo cambiare e
vedere a modo nostro…”
Tutte insieme:
“…….QUESTO!!!”
Ricomincia
il ballo, riprende la festa.
4.
Streghe (14 aprile 1647 d. C.)
Storia
di catture, processi, condanne e roghi di carne umana. Storia di donne
e della loro magia. Storie alla periferia della Storia, nella notte
della ragione
Sulla scena: nulla. Soltanto la luce di 10 lumini rossi, sparsi.
Entrano Aria, Katia, Greta, Saby, Giulia e Alessandra.
Le streghe. Fanno un girotondo, e intonano:
“Cenere
Ruggine
Sangue di vergine
Lingua di serpe
Saliva e
Fuliggine…
…siamo le streghe!!!
Sterco di capra
Occhio di pavone
Cime di rapa
Nel mio calderone…
…siamo le streghe!!!”
Poi ballano,
sulle note di Lunario di settembre di Ivano Fossati. Le coreografie
sono farina del sacco di Aria.
Durante
gli interrogatori è riuscito che le imputate, in tempo di luna
al primo quarto, hanno rinunziato al sacramento del battesimo, seducendosi
l’una per l’altra a commettere tale mancamento permettendo
per maggiore dannazione delle loro anime di essere ribattezzate con
nuova infusione d’acqua sopra il capo; essendosi sottoposte a
tal legame di obbedienza al nemico del genere umano.
Che in tempo di luna piena, a ore comode ai malfatti propizi, erano
portate in aria invisibilmente in maledetti congressi dove venivano
compiute diversità e quantità di incantagioni, sortilegi,
giochi bestiali ed ereticali.
Che in luna di ultimo quarto hanno esse confessato le violenze, i venefici,
i danni infiniti, le infermità incurabili alle persone, agli
animali; in luna nuova di settembre la distruzione dei raccolti nelle
campagne mediante la sollevazione di venti e tempi impetuosi.
Visto
il processo, coi testimoni esaminati, dove manifestamente si comprova
il corpo dei diversi delitti per essere stati commessi, viste le dottissime
difese per parte delle dette rappresentate, viste finalmente le cose
che devono vedersi e considerate quelle che devono essere considerate,
avuto il parere decisivo dei molti illustri e chiari Signori Commissari
di questa giurisdizione, affinché non abbiano a gloriarsi delle
loro pessime opere, ad esempio di altri, in via definitiva, sentenziamo
e condanniamo…
Il 14
aprile 1647, nel luogo designato, davanti ai contadini obbligati ad
assistere al supplizio, vengono decapitate Lucia Caveden, Domenica,
Isabetta e Polonia Graziadei, Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina
Andrei. I corpi sono bruciati, i resti seppelliti alle giarre, in terra
maledetta. I beni delle donne confiscati.
Il ballo
è stato interrotto dall’ingresso degli inquisitori (Simone,
Mattia, Tommaso, Claudia, Donatella, Paolo, Marco).
Incappucciati, misteriosi, inquietanti.
Le streghe sono state catturate, condotte a giudizio e infine portate
dietro le quinte.
Da cui riappariranno all’improvviso, nel buio, per terrorizzare
il pubblico con grida e il vento dei loro capelli.
5.
Varsavia (16 agosto 1942 d. C.)
Storia
degli uomini che hanno toccato il fondo, storia che toglie il respiro,
storia marchiata su corpi, storia infame, storia da raccontare per farne
memoria

La scena
è liberamente ispirata ad alcuni episodi de Il pianista
di Roman Polanski.
Sul palcoscenico tutti gli attori, vecchie valige, coperte, altri semplici
oggetti.
La musica che si sente è la sonata n. 14 in do diesis minore
op. 27 n. 2 “Chiaro di luna” di Beethoven. Lentamente
sfuma, mentre cresce il suono di un pianto.
È Aria, nei panni di una giovane ebrea disperata per la morte
del figlio.
Donatella racconta a Katia che la donna, nascostasi in casa, ha malauguratamente
ucciso la sua creatura tentando con una mano di frenarne i singhiozzi
durante una perquisizione dei nazisti.
Claudia chiama a sé un bambino che vende caramelle agli ebrei
del ghetto. Il gruppo di prigioniere ne acquista una, la spezza in tanti
piccoli frammenti che distribuisce. Anche tra il pubblico.
Improvvisamente
fanno il loro ingresso due soldati tedeschi (Paolo e Marco), venuti
per caricare le loro vittime su un treno merci. Dispongono in fila gli
ebrei del ghetto, con modi brutali. Katia chiede “dove ci
portate?” e viene freddata da Marco con un colpo di pistola
in fronte.
Rimarrà immobile al centro della scena.
Gli altri prigionieri spariscono risucchiati dal convoglio, che sferragliando
si avvia. (i suoni che si sentono sono tratti dalla succitata pellicola).
Nulla si
muove.
Un minuto di silenzio.
Di nuovo Beethoven.
Fine.
6.
Liberazione (25 aprile 1945 d. C.)
Storia
di corse col cuore che scoppia, sulle ali di una notizia che regala
energie e va subito condivisa. Storia dell’unica fine che è
soprattutto un inizio. Storia di gente umiliata e offesa, sotto un acquazzone
di felicità

Protagonista
assoluta di questa scena è una porta.
Una porta vera.
Di legno.
Gli stipiti e i cardini sono, di volta in volta, i ragazzi di terza.
Per prima
entra la porta.
Poi comincia una canzone.
Rock. È di Pink.
Claudia schizza
fuori dalle quinte e corre verso il pubblico. Si vede che ha un obbiettivo,
corre e salta.
Corre, corre, corre.
Si ferma e riparte.
Intanto sono entrati Marco, Paolo, Tella e Katia. Si siedono nello spazio
tra il pubblico e la porta e mestamente bevono da anonimi bicchieri.
Claudia termina la sua corsa.
Si ferma davanti alla porta.
Bussa.
Non attende risposta.
Apre.
Urla:
“…è finita la guerra!!!!!!!”
La triste
bevuta diventa un brindisi festoso.
Mani euforiche alzano al cielo quattro bicchieri.
Ops…l’acqua
ricade sul pubblico.
La canzone
ricomincia.
Stavolta a correre è Aria.
Leggera come il suo nome corre in ogni direzione.
Fa una sosta, riparte. Anche lei sa dove deve andare.
Oltre la porta c’è Tella, che lascia trasparire un certo
disagio. Davanti a lei Marco, inginocchiato con un mazzo di fiori. Tella
cerca le parole, proprio mentre Aria trova la porta.
“Marco, non so come dirtelo…tra noi due è fi…”
“…è finita la guerra!!!!!!!!”
Tutti sono
felici, tranne Marco.
Anzi no, è felice anche lui.
La canzone
ricomincia.
Si sposta la porta.
Chi corre? Katia.
All’impazzata, ormai il pubblico ha capito cosa deve andare a
dire.
La porta stavolta è quella di una nonna (Aria), che passeggia
ingobbita.
È in gamba, la vecchietta. Ma un piccolo difetto ce l’ha.
“…è
finita la guerra!!!!!!!!”
“coooosa? Ti è caduta la gerla?”
“…no, nonna, è finita la guerra!!!!!!!!
”
“che? Ti hanno dato una sberla? ”
“…nonna, nonnina, è finita la guerra!!!!!!!!
”
“…coooosa? Hai trovato una perla? ”
“…allora, nonna, È FI-NI-TA LA GU-ER-RA!!!
”
“Aaah, è volata una merla…”
“ma vaaaaaaaa….” (Katia se ne va…)
“ma
guarda questi giovani…
fuori c’è la guerra e loro pensano alle merle…”
La canzone
ricomincia.
Tella corre. Col cuore in gola, con in gola la notizia.
Quando arriva davanti alla porta ha il fiatone e si china per recuperare
energie.
Le mani sulle ginocchia, i capelli sugli occhi.
Aprono due soldati nazisti in divisa, con tanto di svastica al braccio.
Tella non li guarda nemmeno e comincia…
“…è finita la gu…”
Li vede e si corregge.
“…è finita la gu… è finita la gubana,
quindi… andrei a comperarne dell’altra…””
I due (Paolo
e Marco) sono impassibili.
Uno dice all’altro, con perfetto accento.
“Sempra che kuerra essere finiten…”
“ia”
Il nazista
Marco salta in braccio al nazista Paolo.
L’abbraccio è dolcissimo.
Un gesto a lungo represso.
La felicità è autentica.
Lo spettacolo è finito
6 balzi nella storia
uno spettacolo scritto e recitato da
Greta,
nel ruolo dei Balcani e dell’antica Grecia, di una ragazza precolombiana
e di una strega. Sabina, nel ruolo di un’ondata
di barbari invasori, di una ragazza precolombiana e di una strega. Simone,
nel ruolo della Gallia, di un navigatore spagnolo e del presidente di
un tribunale dell’Inquisizione. Mattia, nel ruolo
della Penisola Iberica, di una vedetta, di padre Bartolomé de
Las Casas e di un inquisitore. Giulia, nel ruolo dell’Italia,
dell’Impero Romano, di una ragazza precolombiana e di una strega.
Alessandra, nel ruolo dell’Africa, di Cartagine,
di Zinedine Zidane, di una ragazza precolombiana e di una strega. Tommaso,
nel ruolo delle Isole Britanniche, di un marinaio sottocoperta, di J.
G. de Sepúlveda, di un inquisitore e di un bimbo ebreo. Arianna,
nel ruolo di Cleopatra, di una strega, di una madre ebrea, di una ragazza
felice e di una vecchietta del ‘45. Donatella,
nel ruolo un’egiziana, di un’inquisitrice, di una donna
ebrea e di due ragazze felici del ‘45. Katia,
nel ruolo di un’egiziana, di una strega, di una donna ebrea e
di una ragazza e nipote felice del ‘45. Claudia,
nel ruolo di una mummia, di un’inquisitrice, di una donna ebrea
e di una ragazza felice del ‘45. Paolo, nel ruolo
di un egiziano, di Antonio, di un inquisitore, di due nazisti molto
diversi tra loro. Marco, nel ruolo della sfinge, di
un assaggiatore di corte, del gatto Romeo, di un inquisitore, di un
ragazzo mollato nel ‘45 e di due diversi nazisti. Pablo,
nel ruolo di una pietanza egizia avvelenata.
Con
musiche di Francesco De Gregori, The Bangles, Tribalistas,
Goran Bregovic, Leonard Cohen, Ivano Fossati, Johann S. Bach, Ludwig
van Beethoven e Pink.
Con
l’apporto fondamentale di Ines,
Ivan, del prof. Raffaele Piccolini,
dell’I.C. di Comeglians e di chi ogni anno aspetta e vuole bene
allo “spettacolo”.
Con
le fotografie, durante le prove, di Emmecì Donda.
Con la rielaborazione, al computer, di Sabina.
Con le riprese video di Anna Maria Del Fabbro.
(Il
webmaster ha notato che qui non compare il nome del promotore, regista,
ecc. dello spettacolo: trattasi del prof. Andrea Disint)
Dedicato
a chi, poco lontano da qui, sta perdendo il lavoro |