Il sottosviluppo

 

Daniela CASANOVA

3a B  2001-02

 

Lo sviluppo e il sottosviluppo si determina di solito facendo riferimento al PIL (prodotto interno lordo o al PIL pro capite. Il PIL è la ricchezza prodotta da ogni singolo paese ma questo dato può rappresentare un'insidia visto che in certi paesi anche se il PIL è abbastanza alto, la popolazione vive nella povertà perché i soldi sono concentrati nelle mani dì pochi; il PIL pro capite invece è sempre il prodotto interno lordo solo diviso per il numero di abitanti.

 

Ma con questo abbiamo definito solo il benessere economico di un paese quindi, per avere una visione più ampia di questo problema abbiamo bisogno di osservare l'indicatore di sviluppo elaborato dall' ONU combinando tre dati:

 

  1. il livello di salute, rappresentato dalla speranza di vita alla nascita;
  2. il livello istruzione, basato sul grado di alfabetizzazione della popolazione c la media degli anni di tatti a scuola;
  3. il livello di reddito, calcolato col PIL pro capite.

 

Origine delle espressioni Terzo Mondo e Quarto mondo

 

Le espressioni Terzo Mondo e Quarto Mondo si diffusero negli anni ‘50' e 60' quando il sistema economico mondiale era diviso tra paesi del blocco capitalista (primo mondo) e paesi del blocco comunista (secondo mondo).

L’espressione terzo mondo è nata quando alcuni paesi a regime comunista hanno reclamato la loro appartenenza al Terzo Mondo, inteso corre blocco dei paesi poveri e sottosviluppati, così si poteva dividere ancora una volta il mondo in due categorie: ricchi e poveri.

Si incominciò poi ad usare l’espressione Quarto Mondo per indicare i paesi più poveri situati per la maggior parte in Africa.

Dopo la fine della guerra fredda e la caduta della maggior parte dei regimi comunisti, il quadro della situazione mondiale è profondamente mutato.

Nel processo di profondo cambiamento oggi in atto attraverso la globalizzazione economica e politica, le espressioni che meglio classificano la situazione di contrasto fra sviluppo e sottosviluppo sono:

§         Paesi sviluppati o ad economia avanzata ( quelli industrializzati).

§         Paesi emergenti (quelli che stanno vivendo una forte crescita economica e superando la fase del sottosviluppo).

§         Paesi sottosviluppati (quelli ad economia arretrata).

 

 

DECOLONIZZAZIONE E NEOCOLONIALISMO

 

La disgregazione degli imperi coloniali europei è avvenuta in tempi recenti.

Solo dopo la seconda guerra mondiale è iniziata, infatti, l'emancipazione delle colonie dell' Asia e ancor più recentemente quella delle colonie dell' Africa.

La dipendenza dai paesi europei era quasi totale per le colonie, dominate militarmente, politicamente ed economicamente. Per questo al momento della loro indipendenza, all'autonomia politica raggiunta non corrispose un'autonomia economica.

Disgregata infatti ormai da tempo la struttura economica tradizionale, non si poteva più fare a meno di dipendere dai paesi sviluppati: l'agricoltura, da decenni o secoli rivolta in prevalenza a produzioni richieste dai paesi avanzati, risultava in balia dei mercati occidentali, mentre mancavano prodotti di prima necessità.

L'artigianato, soffocato per tanto tempo, non reggeva la concorrenza dei prodotti industriali dei paesi evoluti; la mancata industrializzazione faceva, infine, dipendere dai paesi stranieri la vendita di minerali e materie prime.

Questo fenomeno dì dipendenza economica e tecnologica delle ex colonie è stato definito neocolonialismo, alludendo a una nuova forma, indiretta, di controllo da parte delle principali potenze sulle economie dei giovani Stati appena formati. Ancor oggi, molti paesi pagano un prezzo drammatico per i problemi lasciati in eredità da politiche coloniali di puro sfruttamento.

Il divario tecnologico è andato, infatti, sempre più accentuandosi e la situazione anziché trovare soluzione si è progressivamente aggravata.

Nelle ex colonie i settori più avanzati dell' economia sono ora, spesso, sotto il controllo di società multinazionali che gestiscono le risorse più importanti in funzione del mercato mondiale, cioè delle esigenze dei paesi ricchi.

 

FAME, GUERRE E DEGRADO AMBIENTALE

 

Di fronte ai problemi del sottosviluppo e in particolare a quello drammatico della sottoalimentazione e dell'insicurezza alimentare, che colpisce quasi due terzi dell'umanità, occorre

tener presente che, purtroppo, vi è interdipendenza tra i fenomeni che conservano il sottosviluppo in certi paesi.

Questi fenomeni legati tra loro possono essere così schematizzati:

-          insufficiente produzione alimentare: nei paesi del sottosviluppo si pratica un’agricoltura di sussistenza e l'agricoltura speculativa di piantagione. Dalla prima si ottengono raccolti scarsi e irregolari, che, a causa di metodi agricoli rudimentali non garantiscono un'alimentazione sufficiente e costante. Dall'agricoltura speculativa di piantagione, praticata in grandi aziende gestite da latifondisti locali o da multinazionali, si ricavano quasi sempre prodotti inutili all’alimentazione delle popolazioni locali.

-          ineguale distribuzione della ricchezza: nelle strutture sociali tipiche dei paesi sottosviluppati domina il latifondo. In America Latina, le grandi proprietà terriere sono in mano a poche persone privilegiate.

-          instabilità politica: in molti paesi sottosviluppati, soprattutto africani, persiste una condizione di grave instabilità politica, dovuta, in particolare, a lotte tra le diverse etnie. Lo stato di guerra impedisce la coltivazione e il raccolto e procura drammatiche carestie.

-          mancata industrializzazione: nei paesi del sud del mondo lo sviluppo industriale potrebbe fornire redditi per importare prodotti alimentari e tecnologie atte a migliorare le produzioni agricole. Ma le scarse attrezzature, le deficienze delle infrastrutture, l’analfabetismo, le cattive condizioni di salute, la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi, la povertà dei mercati interni costituiscono il vero impedimento al sorgere ed al prosperare delle industrie. Tutti questi fenomeni, a cui sovente si aggiunge una crescita demografica incontrollata e un preoccupante degrado ambientale, sono legati fra loro e rischiano di rendere irrisolvibile il problema del sottosviluppo.

 

PROBLEMA DELLA FAME

 

Gli studi e le previsioni degli organismi internazionali sostengono che con l’introduzione delle nuove tecnologie agricole e con uno sfruttamento intelligente dei suoli coltivabili, la Terra potrebbe sostenere una popolazione di 33 miliardi di abitanti.

Ma la realtà attuale purtroppo è diversa: almeno 900 milioni di persone, di cui 150 milioni di bambini sotto i 5 anni, soffrono per mancanza di cibo (fame quantitativa) e più di 2 miliardi di fame qualitativa (mancanza di varietà di cibo).

 

In conclusione più della metà della popolazione mondiale vive oggi in uno stato permanente di sottoalimentazione.

Solo in certe aree dell' Asia meridionale e dell'Estremo Oriente, grazie alla crescita economica degli ultimi anni, si è attenuato il problema della malnutrizione.

Altrove invece il problema sembra aggravarsi, nonostante i massicci aiuti della FAO e delle altre organizzazioni internazionali di soccorso. In un contesto ormai irreversibile di globalizzazione, la responsabilità morale dì un problema così drammatico spetta al mondo ricco degli Stati ad economia avanzata, affinché cessi di essere vero che la ricchezza degli uni è la povertà degli altri.