Scuola
secondaria di 1° grado di Ovaro (UD) 3a B
2004-05
Igor
Stravinskij, un piccolo grande uomo
Mariano Fiorencis
Igor Fëdorovic Stravinskij nasce il 17 giugno 1882 nella cittadina
di villeggiatura di Oranienbaum (oggi Lomonosov) sul golfo di Finlandia.
É il terzo dei quattro figli maschi di Anna Cholodovskij, che
si è sempre opposta al talento del figlio e che non l’ha
mai compreso, e di Fëdor Ignatievic che suona come primo basso-baritono
dell'Opera Imperiale al teatro Marijinkij di San Pietroburgo. Nonostante
i molti aspetti in comune tra padre e figlio (musica, pittura, lettura,
ecc.), i due non riusciranno mai a comprendersi pienamente: spesso Fëdor
era soggetto ad improvvisi e violenti scatti d’ira verso il figlio.
Nonostante ciò, il mestiere del padre avvicinò Stravinskij
alla musica. Già all’età di due anni il piccolo
Stravinskij aveva stupito i genitori con una incredibile esibizione
canora. Stravinskij ha avuto un’infanzia difficile: era un bambino
malaticcio che era “rinchiuso” in una grande e infelice
casa che però gli affinò le sue percezioni che sfrutto
abilmente in seguito. A 9 anni inizia gli studi pianistici e viene introdotto
dal padre alla sua libreria musicale dove studia partiture di canto.
Negli anni dell’adolescenza compie anche studi di armonia e contrappunto.
I genitori non si interessano al talento musicale del figlio e non assecondano
la sua passione ed infatti Stravinskij si iscrive alla facoltà
di Giurisprudenza dell'Università di Pietroburgo ma presenzia
a pochissime lezioni.
All’università conosce Andrej Korsakov, figlio del grande
compositore russo Nikolaj Rimskij-Korsakov, che lo
presenta al padre nel 1902. Nella villa di Heidelberg, Korsakov incontra
il giovane compositore che gli sottopone le sue prime composizioni che
però non suscitano un grande entusiasmo sul maestro. Korsakov
gli diede alcuni consigli su come migliorare ma nonostante ciò
Stravinskij rimase molto deluso dall’incontro con il maestro.
Dopo la morte del padre la vita del compositore cambiò radicalmente:
cominciò a pianificare il suo destino e conobbe una cerchia di
persone stimolante che lo invogliò maggiormente, ma soprattutto
cominciò a prendere lezioni regolari da Rimskij-Korsakov che
cominciava a considerare maggiormente il talento e l’entusiasmo
dell’allievo. Stravinskij si esercitava soprattutto nell’orchestrazione
trascrivendo molti brani di Beethoven o Schubert per un’orchestra
completa. Il maestro era molto soddisfatto dei risultati dell’allievo
ma lo disapprovava quando tentava di imitare Debussy con i suoi esperimenti
armonici.

Stravinskij
è sempre più consapevole del suo talento e dei suoi progressi,
incontra persone che lo stimolano artisticamente e la fiducia in se
stesso aumenta. Il 24 gennaio 1906 sposa la cugina in primo grado Catherine
Nossenko (detta Katia) formando una famiglia felice, senza preoccupazioni
finanziarie grazie agli aiuti economici da parte delle rispettive famiglie
e che abita in una bella casa sul fiume che rappresenta un luogo ideale
per la composizione. Un anno dopo il matrimonio nasce il figlio Teodore,
l’anno successivo viene alla luce la figlia Ljudmila, seguiti
poi dagli altri due figli, Svjatoslav Soulima nel 1910 e Marija Milena
nel 1914. Il primo importante lavoro di Stravinskij, Fuochi d’Artificio,
venne composto nel maggio-giugno 1908; era un brano piuttosto corto
che però, con la sua fantasia “pirotecnica”, dimostrava
la grande personalità artistica del giovane compositore. Quest’opera
voleva essere regalata da Stravinskij a alla figlia di Korsakov (Nadezda)
ed a suo marito Maximilian Steinberg come regalo di nozze; purtroppo
la busta contenente questo lavoro non è mai arrivata a Nikolaj
Rimskij-Korsakov a causa della sua morte (1908).
A 25 anni Stravinskij aveva gia ottenuto alcuni premi ma la sua fama
non era ancora ai livelli che raggiungerà in seguito. La svolta
decisiva nella vita di Stravinskij arriva, sempre in quegli anni, grazie
a Sergej Djagilev (lontano parente di Stravinskij). Egli aveva dieci
anni più di Stravinskij, era arrogante, ostinato, colto e diventerà
rapidamente il giudice del gusto europeo. Djagilev non era un maestro
in nessun campo ma il suo fine intuito, le sue capacità di ascolto
e i suoi occhi acutissimi contribuirono al suo successo ed a quello
di altri artisti (Debussy, Ravel, R. Strauss, Prokofiev, Picasso,
Matisse, ecc.) che in seguito trasformeranno la cultura europea.
Nel 1909 Djagilev organizzò la sua prima stagione di Balletti
Russi che diedero lavoro a molti artisti come compositori, pittori,
coreografi, ecc. e che soprattutto trasformarono il balletto da una
forma artistica minore in un’importante corrente che includeva
i diversi aspetti di più arti. Djagilev “scoprì”
Stravinskij, nel 1909, grazie all’ascolto dei Fuochi d’artificio
che lo impressionarono talmente da fargli commissionare l’orchestrazione
di due opere di Chopin e una di Grieg. Djagilev fu pienamente soddisfatto
del lavoro eseguito da Stravinskij e perciò l’anno successivo
gli commissionò altri lavori molto impegnativi.
Il primo importante incarico affidato al ventisettenne compositore era
L'uccello di fuoco. Il coreografo Fokine
aveva deciso di allestire un balletto basato su temi folcloristici russi,
chiamato appunto l’uccello di fuoco, ed aveva commissionato la
composizione delle musiche all’anziano maestro Anatol Lijadov
che però dopo alcuni mesi non aveva ancora prodotto alcun risultato;
per questo motivo Stravinskij fu incaricato di questo compito. Questa
richiesta stupì molto il giovane compositore a causa del tipo
di musica da comporre e perché fino ad allora non aveva mai dovuto
rispettare tempi prestabiliti. Nell’aprile 1910 l’opera,
che durava 45 minuti, era quasi terminata ed a fine maggio di quell’anno
Stravinskij si recò a Parigi personalmente per incontrare Fokine.
I due operarono assieme per poter avere un risultato il più possibile
omogeneo tra la musica e la coreografia. La “prima” dell’aprile
1910 fu un vero successo; la platea, gremita di personalità importanti,
imparò a conoscere il gracile Stravinskij.
Qui si verificò la svolta decisiva nella vita del compositore.
Nonostante la bellissima e innovativa coreografia che sin dai primi
secondi impressionò il pubblico, nessuno riuscì a distogliere
l’attenzione dalle bellissime musiche che alla fine dello spettacolo
fruttarono a Stravinskij applausi scroscianti.
Entro due anni dal quel giorno tutta l’Europa lo avrebbe acclamato
come il maggiore compositore vivente; in quel periodo la moglie ed i
figli lo raggiunsero in Francia ed inoltre Stravinskij aveva già
in mente il progetto di Petruška. Anche quest’opera
suscitò un successo clamoroso, la sua prima esecuzione nel giugno
1911 fu perfino interpretata dal più grande attore del mondo
che diede al pubblico sensazioni fortissime.
Nel 1913 ebbe luogo la “prima” della più originale
opera della prima metà del XX secolo: La sagra della
primavera. Quest’opera “descriveva”
un rito solenne pagano per cui una giovane doveva danzare fino alla
morte; la sacrificano per propiziarsi il dio della primavera. Questo
spartito fu composto per la maggior parte in una piccolissima stanzina,
in Svizzera, composta solamente da un pianoforte verticale, un tavolino
e due sedie. La maggiore difficoltà era rappresentata dalla danza
sacrificale che Stravinskij inizialmente non riusciva a scrivere; questa
parte dell’opera, infatti, è caratterizzata da continui
cambi di annotazione del tempo. Un'altra particolarità è
che questa partitura ha molte dissonanze e un uso delle percussioni
implacabile ed incessante in modo da raggiungere un effetto di demoniaca
e selvaggia energia. A causa di alcune discordanze tra la coreografia
e la musica, questa prima esecuzione fu un vero scandalo: qualcuno approvò
pensando ad un nuovo stile rivoluzionario, mentre molti protestarono
e fischiarono (Djagilev era perfino compiaciuto dello scandalo provocato).
Dopo molte esecuzioni finalmente il pubblico più acuto comprese
il miracolo compiuto da Stravinskij.
In questo lavoro il compositore aveva rivoluzionato le “regole”
del ritmo che fino ad allora era stato messo in secondo piano. Durante
la guerra, Stravinskij e la moglie vissero in Svizzera perdendo ogni
contatto con la Russia che sino ad allora lo aveva ispirato; inoltre
egli cadde in povertà.
Negli anni della Grande Guerra, Stravinskij compose opere con un carattere
molto russo ma naturalmente rivisitato dal genio del compositore. Durante
quegli anni ci furono tre eventi che modificarono molto la vita di Stravinskij:
la morte della balia Bertha, la morte del fratello “preferito”
Gury e soprattutto la conquista del potere in Russia da parte dei bolscevichi
che portò il compositore a trasformarsi radicalmente in un francese.
Egli abbandonò la musica basata su temi russi e si rivolse al
neoclassicismo perché, come disse Verdi: “il progresso
consiste nel tornare ai vecchi tempi”. Un’opera neoclassica
fu Pulcinella che era tratta da un’opera di un compositore
partenopeo del XVII secolo. Quest’opera fu approvata da coloro
i quali avevano fischiato la sagra della primavera, mentre non venne
approvata dai vecchi sostenitori di Stravinskij.
Egli condusse il resto della sua lunga vita all’ombra delle sue
opere giovanili nonostante la composizione di molte altre opere. Inoltre
Stravinskij aveva problemi finanziari perché le sue opere non
erano tutelate dai diritti d’autore e quindi per avere profitti
da queste egli fu costretto a riscriverle più volte e quindi
riuscì a migliorare i suoi profitti.

Nel 1920 Stravinskij incontrò Vera de Bosset, attrice teatrale
nata a San Pietroburgo e trasferitasi in Francia, con il marito, per
lavorare sulle scenografie commissionate da Djagilev. Stravinskij ebbe
una relazione con lei e questo lo portò a trasferire la moglie
e la famiglia a Biarritz; dopo la morte del marito di Vera i due collaborarono
nell’allestimento di uno studio. Nonostante i molti problemi finanziari,
Stravinskij continuò a mantenere la sua famiglia e molti parenti,
e per fare ciò accettava qualunque tipo di commissioni, egli
stesso eseguiva al pianoforte le sue opere e alle volte dirigeva questi
spartiti nonostante la “paura da palco”.
I continui tour di esibizioni sottraevano al compositore tempo da dedicare
alla composizione, d’altra parte molti pagavano grandi somme di
denaro per poter ascoltare il più grande compositore del mondo.
Il bel rapporto tra Djagilev e Stravinskij si spaccò quando il
compositore compose un opera per una ballerina che aveva “tradito”
professionalmente Djagilev. Questo spartito doveva rendere omaggio a
Tchaikovsky in occasione del 35° anniversario della sua morte; Stravinskij
diede a questo grande compositore russo un degno omaggio. Djagilev morì
a Venezia nel 1929 e, nonostante i diverbi avuti negli ultimi mesi,
lasciò un grande vuoto nella vita dell’ormai quarantasettenne
compositore.
Stranamente, dal 1926 Stravinskij si riavvicinò alla Chiesa Russa
Ortodossa e diventò improvvisamente un uomo molto devoto alla
sua fede; per questo compose alcune opere di carattere religioso che
fino a quel momento non lo avevano mai interessato. Questa fede lo aiutò
molto per tutta la fine degli anni ’30, quando il mondo dov’era
cresciuto sembrò crollare: nessuno si interessava più
alle sue opere, quasi tutti lo ignoravano e la sua musica veniva eseguita
raramente. Ma questi problemi risultano insensati se confrontati con
la tragedie che lo colpirono tre il ’38 e il ’39: morirono
la figlia Ljudmila e la moglie Katia di tubercolosi, e pochi mesi dopo
lo lasciò anche la madre. Questi avvenimenti gettarono il compositore
in un grande sconforto che però ven-ne superato grazie alla sua
grande forza d’animo.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Stravinskij accettò
di tenere alcune conferenze alla Harvard University di New York, dopo
qualche mese lo raggiunse Vera de Bosset e finalmente, dopo vent’anni
di convivenza, si sposarono in Massachusetts. I due si stabilirono nel
quartiere di Hollywood, a Los Angeles (durante la guerra una delle capitali
culturali del mondo) e cercarono di ottenere la cittadinanza statunitense.
Il suo trasferimento negli USA fu quasi necessario perché, in
una sua tournée, aveva notato che il clima californiano giovava
alla sua malattia e inoltre aveva notato che il pubblico americano era
particolarmente caloroso nei suoi confronti. Ad Hollywood risiedevano
molti artisti di diverse nazionalità e di diversa professione
che spesso si incontrava-no per discutere su temi di qualsiasi tipo.
Ma in questo quartiere viveva una persona che Stravinskij cercava di
ignorare: Arnold Schoenberg, il compositore austriaco
che usava il metodo della dodecafonia. I due si evitavano a vicenda
ed avevano opinioni non molto lusinghiere verso l’altro. Ma nonostante
ciò, negli anni ’50, Stravinskij, dopo aver sperimentato
anche il Jazz, dovette passare dalla parte del nemico e fare uso del
metodo dodecafonico. Anche questo cambiamento provocò grande
scalpore tra il pubblico che però, dopo qualche tempo, lo capì
e lo approvò. Anche se il metodo dodecafonico può produrre
discordanze, suoni sgradevoli, ecc., Stravinskij riuscì a scrivere
degli spartiti molto ordinati e precisi confermando la sua grande abilità.
Un incontro molto importante che Stravinskij fece fu quello con Robert
Craft. Questo direttore d’orchestra americano diresse molte opere
del compositore russo, fece conoscere al pubblico alcuni spartiti fino
ad allora ignorati e risvegliò in Stravinskij l’interesse
per la dodecafonia fino al punto che l’ormai anziano compo-itore
affermò che il Pierrot Lunaire di Schoenberg è
l’opera più importante dall’inizio del XX secolo.
Inoltre Craft scrisse dei libri di conversazione con Stravinskij, lo
esortò a intraprendere delle tournée intorno al mondo
e incitò Vera a dipingere ed infatti dopo poco furono allestite
delle mostre di sue tele in molte città. Grazie a Craft la coppia
Stravinskij si risvegliò da una piatta vecchiaia e divenne un’energica
coppia che visitò quasi tutto il mondo, che leggeva ogni nuovo
libro, che ascoltava ogni nuova composizione e che per-fezionava sempre
di più il loro inglese.
Nel ’62 gli Stravinskij e Craft ritornarono dopo moltissimi anni
in Russia dove vennero accolti calorosissimamente: l’Orchestra
Nazionale eseguì delle sue opere, una compagnia di balletti rappresentò
due suoi balletti e quando arrivarono a Leningrado furono accolti dal
figlio di Korsakov e dalla figlia di Djagilev. Infine, dopo aver spiegato
a dei musicisti russi la tecnica dodecafonica, visitò Mosca e
incontrò il capo di stato Kruscëv con il
quale parlò del confronto tra l’occidente e l'oriente ed
inspiegabilmente, dopo più di quarant’anni di contestazione
dei metodi sovietici, criticò la stampa occidentale per aver
distorto le notizie riguardanti l’URSS. In seguito a questo improvviso
cambiamento Craft disse: “vedere riconosciuta la propria grandezza
ed essere acclamato russo in Russia, vedere rappresentate la proprie
opere in patria, erano le cose che maggiormente stavano a cuore a Stravinskij”.
Dopo la visita in Russia Stravinskij sembrava essere di nuovo in pace
con se stesso, ma i suoi ultimi anni di vita furono segnati dalla malattia.
Nonostante ciò, Craft lo esortava a continuare a lavorare e a
tenersi in “allenamento” ma questo era troppo per le energie
rimaste a Stravinskij.
Una cosa che infastidiva molto Stravinskij era quella di avere sempre
i riflettori puntati anche quando era gravemente ammalato. Inoltre un
ultimo brutto episodio è quello per il possesso dei manoscritti
giovanili di Stravinskij: la moglie e Craft si batterono in tribunale
contro i figli dell’autore. Dopo la morte del composito-re, Craft
venne accusato di averlo sfruttato fino all’ultimo, di averlo
prevenuto verso qualcuno, ecc..
Egli morì a New York il 6 aprile 1971 a causa di un collasso
cardiaco. Venne sepolto sull’isola di San Michele a Venezia dopo
una processione in gondola seguita dagli obiettivi di tutte le televisioni
e i giornali del mondo.

Autoritratto di
Stravinskij
Così
morì un piccolo grande uomo che ha segnato indelebilmente la
cultura mondiale e che, lasciando sempre traccia del suo stile stravinskiano,
ha sperimentato ogni tipo di composizione con successo.
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