Scuola secondaria di 1° grado di Ovaro (UD)  3a B    2004-05

Pop Art

Mariano Fiorencis


L'appellativo Pop Art (abbreviazione dell'espressione inglese popular culture o popular art), fu coniato dal critico Alloway negli anni '50 per indicare un insieme di arti figurative ispirate all'universo tecnologico, a quello dei mass-media e alla cultura popolare urbana.
Questa corrente artistica nacque negli anni ’50 ma si sviluppò con grande forza negli anni ’60, conoscendo la sua prima consacrazione alla Biennale di Venezia nel 1964. Inizialmente questa realtà venne trascurata dalla cultura ufficiale ma si diffuse subito nella cultura di massa. La prima enunciazione delle regole teoriche di questa corrente artistica si tenne nel corso delle riunioni dell'Independent Group all'Istitute of Contemporary Art di Londra.
Quasi contemporaneamente una simile pop nacque anche negli Stati Uniti. Questa corrente artistica, esaltando la società dei consumi e la cultura di massa, si oppose al ventennale dominio dell'arte astratta e, soprattutto negli Stati Uniti, all’Action Painting. Essi non solo rappresentano le immagini e gli oggetti della realtà urbana e quotidiana (l'automobile, i prodotti di consumo e industriali, i personaggi famosi), ma anche temi riguardanti i mass media, come la stampa, i fumetti e la pubblicità.
Dopo decenni di arte comprensibile solo da specialisti, grazie alla Pop Art, l’arte non è più separata dalla vita di ogni giorno rappresentandola ironicamente ed esasperatamente.

Le Pop Art inglese ed americana si distinguono tre loro per le loro caratteristiche espressive: le rappresentazioni inglesi sono più ironiche e sofisticate, mentre la immagini americane sono più fredde ed anonime. Gli artisti pop accettano i sistemi moderni di produzione, realizzano immagini in serie e non hanno più la concezione dell’opera d’arte come prodotto unico ed inimitabile.
Anche in Italia questo corrente artistica ha abbastanza successo ed infatti molti artisti aderirono a questo movimento, offrendone una variante più intima e più legata alla cultura figurativa italiana. Si tratta di Valerio Adami, Emilio Tadini, Concetto Pozzati, Franco Angeli, Mario Schifano.
Negli USA oltre agli artisti Pop si comincia a conoscere un’altra generazione di artisti, più giovane, definita minimalista. Essi usano, come Warhol, la ripetitività delle immagini e minimalizzano ogni oggetto come delle vere e proprie banalità della vita quotidiana.I maggiori rappresentanti di questa corrente sono tutti americani ed infatti questa realtà appare come il frutto della società e della cultura americana; essi sono: Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Claes Oldenburg.



Opere di Lichtenstein, Warhol, Oldenburg e Schifano

Andy Warhol
Andy Warhol (1930-1987) è il rappresentante più tipico della pop art americana. Egli è figlio di un minatore cecoslovacco emigrato negli Stati Uniti ed è sempre stato volutamente ignorante verso qualsiasi esperienza artistica maturata in Europa, rifiutata la storia dell’arte e si muove unicamente nelle arti ispirate alla cultura di massa americana.
La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma con il puro scopo di registrare le immagini più note e simboliche. L’opera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si spazia dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.
Warhol non vuole essere polemico con la società ma rappresenta solamente la realtà, ogni altra considerazione può essere solo frutto di un’interpretazione, soprattutto da parte della critica europea, che prende coscienza del cattivo gusto che dilaga nella nostra società.
Warhol si è mosso interamente nella cultura newyorkese, facendosi conoscere, legandosi al mondo della musica, del teatro, del cinema e costruendo in maniera attenta il suo personaggio.
Dopo un periodo in cui aveva svolto l’attività di disegnatore industriale, diede inizio alla sua attività di pittore intorno al 1960.
Nel 1963 raccoglie intorno sé numerosi giovani artisti, costituendo una comune a cui diede il nome di «factory».
Nel 1965 abbandona la pittura per dedicarsi esclusivamente alla produzione cinematografica.
Il ritorno alla pittura avviene intorno al 1972, con una produzione rivolta soprattutto ai ritratti.
Nel 1980 fonda una televisione dal nome «Andy Warhol’s TV».
Muore il 22 febbraio 1987 nel corso di un intervento chirurgico.

Roy Lichtenstein
Roy Lichtenstein (1923-97) è un artista la cui immagine si lega indissolubilmente ai fumetti. Tra gli artisti della Pop Art è quello che più riesce a mantenere uno stile inconfondibile, restandovi fedele fino all’ultima produzione. Esponente della tipica famiglia medio-borghese americana, la vita di Lichtenstein si svolge in maniera tranquilla, senza eccentricità o stranezze. Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, viene chiamato alle armi. Qui ha il primo incontro con il mondo militare, che spesso sarà di ispirazione alla sua prima produzione artistica, e con i fumetti ispirati alla guerra. Pare, infatti, che un suo superiore gli chiese di riprodurre, ingrandendoli, vignette tratte da fumetti di guerra. Nonostante ciò, egli cominciò a produrre in questo stile solo agli inizi degli anni Sessanta.Nel 1962 inizia l’ascesa di Lichtenstein. Siamo negli anni in cui il fenomeno del consumismo e della cultura Pop esplode a livelli mondiali. I suoi fumetti non sono mai banali perché sono realizzati con la visione di un vero artista; egli “contamina” l’arte con la cultura “bassa”.
Nel corso degli anni, continuando a disegnare fumetti, inizia a confrontarsi con gli stili artistici del recente passato. Egli rivisita tutti gli artisti principali e gli stili sorti nel corso del Novecento, dal cubismo al futurismo, dall’espressionismo all’action painting. La sua arte, prodotta fino alla metà degli anni Novanta, rimane come una delle espressioni più originali della cultura americana del secondo dopoguerra.